it La storia di Borilli inizia nel lontano 1983. La vecchia attività si occupava prevalentemente di riconstruzione gomme per auto. La passione per il fuoristrada di Renato Borilli (ultimo di questa generazione di italiani emigrati nel Sud America) ha fatto sì che il gruppo si orientasse verso la costruzione di Pneumatici da fuoristrada. Le idee sembrano chiare e la voglia di primeggiare sta facendo il resto. La gamma offroad è decisamente completa con prodotti che coprono le discipline di enduro, cross e rally.


Produzione, attività Racing (Borilli è main sponsor nel mondiale Enduro e supporta tra gli altri il Team S2 Motorsport di Alex Salvini) e attenzione verso la formazione dei futuri piloti sono le tre chiavi del successo di Borilli.

Nulla è lasciato al caso e Borilli pare non conoscere ostacoli. Non a caso l’Off road Park di Arco di Trento ha instaurato un partnership con il marchio brasiliano per diventare un punto di riferimento per appasionati e per aspiranti piloti. Location che si muoverà in sinergia con un centro di formazione piloti già attivo in Brasile. In italia le gomme Borilli saranno importate e distribuite da Fabrizio Azzalin già importatore Sherco e grande conoscitore del mondo offroad nostrano.
L’occasione per noi è ghiotta, non solo per scambiare 2 parole con Renato Borilli ma anche per testare le nuove coperture enduro montate sulle moto di Alex Salvini e di Bruno Crivilin.
Come vanno

Prima considerazione d’obbligo: le moto hanno coperture montate su mousse. Ci viene assicurato che sono nuove e la cosa la prendiamo per buona.
Seconda considerazione: il tracciato dell’Offroad Park non è precisamente un ottimo banco di prova per le gomme, le curve sono tutte in appoggio e il fondo è abbastanza monotematico (pietra, terra e qualche radice).
Fatte queste doverose premesse eccoci alla nostre impressioni. Le nuove coperture borilli hanno dimostrato una buona trazione con fondo asciutto,sia sulla pietra che sulla terra. Ottima la guidabilità con l’anteriore 90/90 anche se risulta un po’ ballerina sulle pietre sporgenti (e qui ne abbiamo incontrate parecchie), mentre la stessa situazione è ben digerita quando all’anteriore viene montato un 90/100 però a discapito dell’agilità soprattutto nel cambio di direzione.
La scelta di uno o dell’altro è personale e legata ai tracciati che si andranno ad affrontare. A nostro parere il confort di guida fornito dalla seconda è un buon compromesso.

La copertura posteriore invece va un po’ in crisi sulla pietra bagnata, ma potrebbe essere anche un problema di mousse o di setting delle sospensioni. Non dimentichiamoci che siamo in sella a due moto che partecipano al Mondiale con una taratura dedicata a chi il gas lo tiene aperto a dovere. Per godere a pieno dei vantaggi serve sempre molta velocita. Non ci sembra però corretto trarre conclusioni affrettate e ci piacerebbe avere a disposizione qualche copertura per un test su moto standard e con situazioni di terreno diverse. text: moto.it

Le sensazione trasmesse sono comunque ottime. Sia a ritmo sostenuto che a velocità piu blande le coperture fanno il loro lavoro e anche a livello di durata ci pare sia stato raggiunto un discreto livello. A fine giornata le coperture presentavano un livello di usura nella norma.

Per quanto riguarda la gamma abbiamo due coperture dedicate all’enduro classico una dedicata al cross country e un ultima dedicata all’enduro estremo inteso come super enduro.